Disponibile anche in Italia prima e unica terapia orale chemio free, ad assunzione giornaliera, come prima linea per pazienti anziani con leucemia linfatica cronica non precedentemente trattati.

L’Ibrutinib, farmaco target che blocca selettivamente la proliferazione tumorale. Un nuovo trattamento che non contempla chemioterapia, potrà curare con efficacia anche la leucemia linfatica cronica. Importante sottolineare che si tratta di un farmaco che viene somministrato per via orale, offrendo  un grande beneficio per i pazienti che potranno curarsi anche a casa.

A seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 6 Settembre 2018,  si estende quindi  la possibilità di cura per una malattia che colpisce prevalentemente il paziente anziano, con un’età media alla diagnosi di circa 72 anni. L’ibrutinib era già disponibile in prima linea, ma solo per i pazienti ad alto rischio, ovvero in presenza della delezione del cromosoma 17p o della mutazione del gene TP53 per i quali una chemio-immunoterapia non risultava appropriata, più o meno il 10% dei soggetti.

“Anche nel nostro Paese – osserva Robin Foà, Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia dell’Università La Sapienza di Roma – la maggior parte dei malati potrà avere accesso da subito alla terapia. Si tratta di un trattamento orale, ‘intelligente’ e mirato, che può rappresentare una chiave di volta nel percorso del paziente affetto da questa malattia. Renderlo disponibile in prima linea significa poter offrire, indipendentemente dalle caratteristiche del soggetto, una terapia chemio-free alla maggior parte dei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica”.

I dati sono quelli dello studio di fase III RESONATE-2, presentati nel corso della European Hematology Association, i quali dimostrano che il farmaco, a un follow-up mediano di 4 anni, riduce dell’87% il rischio di progressione della malattia o di morte.

Cambio dell’algoritmo terapeutico

“Ciò significa che da oggi anche il restante 90% dei pazienti avrà la possibilità di ricevere come prima terapia un farmaco innovativo, non chemioterapico e orale, come ibrutinib – spiega Paolo Ghia, responsabile del Programma Strategico di Ricerca sulla LLC, Divisione di Oncologia Sperimentale dell’Ospedale San Raffaele di Milano –. Con questa indicazione l’utilizzo in prima linea di questo trattamento potrà essere ampliato al paziente anziano, considerato che si tratta di patologia la cui età mediana è 72 anni”. La leucemia linfatica cronica è infatti una neoplasia delle cellule B di tipo indolente in cui l’età alla diagnosi è mediamente superiore ai 70 anni e quella di inizio della terapia è di circa 75 anni. Oggi in Italia si contano circa 3000 nuovi casi all’anno, con un’incidenza leggermente superiore negli uomini. Cambio dell’algoritmo terapeutico, quindi. “Significa – precisa il prof. Ghia – un’alternativa per tutti quei pazienti che hanno necessità di trattamento e per i quali fino a oggi l’unica opzione era l’associazione della chemioterapia con un anticorpo monoclonale. Terapia associata a effetti collaterali, tra cui tossicità midollare o indebolimento del sistema immunitario”.

Cos’è l’Ibrutinib

Ibrutinib è un inibitore orale selettivo, primo nella classe della Bruton Tirosin Kinasi (BTK) che interferisce con una delle vie di segnale intracellulare che promuovono la proliferazione, la differenziazione e la sopravvivenza delle cellule neoplastiche. Il meccanismo della molecola provoca la morte della cellula B maligna e impedisce la sua migrazione e adesione nei linfonodi, favorendo il rilascio delle cellule maligne nel circolo ematico. Le cellule maligne trovandosi nel sangue e non nel linfonodo -loro ambiente naturale – non riescono a sopravvivere e muoiono.

 

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