Un ponte tra i desideri del paziente e l’azione del medico

La medicina è l’arte la cui magia e capacità creativa risiedono anche negli aspetti interpersonali del rapporto medico-paziente. Da qui inizia il percorso che ci porta a scoprire come combattere la “paura” da ospedale.

Ambiente asettico, luci fredde, via vai continuo di sconosciuti in camice.
Corsa e pressione per gli esami, preoccupazione e timore dei risultati, difficoltà ed effetti delle terapie, cambiamenti di vita necessari e imposti dalla patologia.
Un ricovero in ospedale rappresenta sempre, per chiunque, un momento difficile, di ansia, di estraneità rispetto al proprio ambiente, di disagio per essere dipendenti, di lontananza dalla famiglia, dalla propria vita di sempre: fa paura.
La preoccupazione rischia di accentuare la sofferenza fisica che già si prova.
Che cosa può intervenire per aiutare, in modo concreto, a trasformare questo genere di esperienza in una situazione meno complessa?
Uno dei fattori che condiziona particolarmente un’urgenza o un ricovero in ospedale è il rapporto con il medico.

Non si tratta solo del professionista che monitora lo stato di salute e determina la terapia da affrontare, ma della relazione che egli instaura con il proprio paziente. Ogni volta che tale relazione è guidata da una comunicazione basata sull’uso attento e consapevole delle parole e dall’ascolto attivo da parte di entrambi, tale rapporto viene pervaso da una luce nuova, che mette le basi a una più alta forma di dialogo e porta a un maggiore sensazione di serenità e familiarità.

Hugo von Hofmannsthal disse: “Le parole sono creature viventi”

Conoscere come combattere la “paura” dell’ospedale significa anche imparare ad utilizzare la parola nel modo corretto. Le parole integrano e seguono la pratica e gli strumenti clinici poiché, attraverso la loro forza e il loro fascino, alcune rivelano, ampliando gli orizzonti della speranza, aprendo uno squarcio nel buio della mente del paziente, portandolo ad affrontare l’esperienza con determinazione e responsabilità, con più chiarezza e meno ansia.

Poiché le parole non sono una mera descrizione, ma un’entità creativa, possono lasciare un solco profondo in chi sta male ed è quindi di grande importanza la cura nello sceglierle, anche perché possano essere subito comprese: scegliendole si sceglie e si genera una realtà.
Una buona comunicazione ha il potenziale per aiutare il paziente ad agevolare la comprensione delle informazioni mediche e consentire una migliore identificazione delle esigenze, delle percezioni e delle aspettative.
Ma le parole non bastano se il paziente ha la sensazione che non ci sia stato il tempo per ascoltarlo, per comprenderlo, per essere consapevoli della sua sofferenza.

Comunicazione e ascolto, dunque, sono strettamente legati, ma per ottenere il migliore risultato devono essere efficaci e attivi da parte di entrambi gli attori della relazione: medico e paziente.
Il progetto Medici. Pazienti. Parenti. è stato creato anche per offrire l’opportunità, ai pazienti, di creare e gestire un rapporto di grande fiducia e comunicazione costante con il proprio Medico.
“Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo”

Buddha

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