Nella leucemia linfatica cronica, il trattamento a lungo termine con ibrutinib produce risposte profonde e durature.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Blood, nei pazienti con leucemia linfatica cronica (LLC) il trattamento a lungo termine con ibrutinib produce una risposta profonda e duratura, indipendentemente dallo stato relativo al gene TP53.1

Benché la chemioimmunoterapia – attuale standard di cura per la LLC – porti ad alti tassi di remissione, i pazienti affrontano tuttora molte sfide, tra le quali un alto tasso di recidiva (soprattutto nei pazienti con mutazioni del gene TP53) e tossicità limitanti la dose, che riducono l’efficacia del trattamento. Alcuni studi hanno suggerito che ibrutinib possa rappresentare un’alternativa terapeutica.

Per questo studio di fase 2 in aperto (registrato in ClinicalTrials.gov con il codice NCT01500733), gli sperimentatori hanno arruolato 86 pazienti con LLC, indipendentemente dalla loro storia di trattamento, per un trattamento con ibrutinib 420 mg una volta al giorno. Specificamente, i pazienti sono stati arruolati in una coorte di individui con aberrazioni di TP53 (51 pazienti) o a una coorte di anziani (35 partecipanti).

Dopo un follow-up mediano di 4,8 anni, il 57% dei pazienti continuava la partecipazione allo studio: il 23,3% e il 5,8% dei pazienti avevano interrotto il trattamento, rispettivamente a causa di malattia progressiva e di eventi avversi.

Il tasso di risposta complessivo a 6 mesi era 95,8% (intervallo di confidenza [IC] al 95%: 85,7-99,5%) nella coorte con aberrazioni di TP53 e 93,9% (IC al 95%: 79,8-99,3%) nella coorte di pazienti anziani. La risposta al trattamento è diventata più profonda nel corso del tempo: il 29,2% dei pazienti nella coorte TP53 e il 27,3% dei pazienti nella coorte di anziani hanno raggiunto una risposta completa. A 4 anni, la malattia residua minima (minimum residual disease, MRD) nel sangue periferico era pari a 3,8×10-2 e l’8,3% dei pazienti aveva una remissione MRD-negativa (< 10-4).

Nella coorte TP53, il tasso stimato di sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) a 5 anni era 74,4% nei pazienti mai trattati in precedenza (naïve) e 19,4% nei pazienti con malattia recidivata/refrattaria (p = 0,0002). Nella coorte di anziani, il tasso di PFS a 5 anni nei pazienti con malattia recidivata/refrattaria era 64,8%.

Nella coorte TP53, il tasso di sopravvivenza complessiva (overall survival, OS) a 5-anni era 85,3% nei pazienti naïve e 53,7% nei pazienti con malattia recidivata/refrattaria (p = 0,023). Nei pazienti anziani con malattia recidivata/refrattaria il tasso di OS a 5 anni era 71,6%.

Nei pazienti anziani naïve non sono state riportate PFS né OS.

Il profilo di sicurezza è rimasto coerente con dati precedenti. Gli eventi avversi sono stati per lo più transitori e non hanno superato i gradi 1 o 2. I più frequenti eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati infezione (9,3%) e fibrillazione atriale (5,8%)

James Nam, 2 marzo 2018

 

Bibliografia

  1. Ahn IE, Farooqui MZ, Tian X, et al. Depth and durability of response to ibrutinib in CLL: 5-year follow-up of phase II study. Blood. 2018 Feb 26. doi: 10.1182/blood-2017-12-820910 [Epub ahead of print]

Fonte: Cancer Therapy Advisor

ISCRIVITI ORA

Con la nostra newsletter sarai sempre aggiornato sulle attività della Fondazione e sugli sviluppi della Ricerca. Umana.
Prima di registrarti prendi visione della nostra Privacy Policy.

Grazie!