Trovarsi alle prese con una malattia è un momento difficile e complicato per chiunque. Non siamo dottori, siamo persone comuni che si trovano ad interfacciarsi con una serie di cambiamenti: fisici, relazionali, comportamentali. Gli stessi cambiamento poi, tendono ad investire anche le nostre abitudini e la nostra quotidianità finché, talvolta, la malattia prende il sopravvento e ci dedichiamo ed essa completamente. Talvolta trovando anche scuse e giustificazioni per non fare, per non andare, per non agire.

Ebbene, alla base dell’Health Coaching vi è un concetto fondamentale per il paziente: “Io non sono la mia malattia”.

La convinzione che porta a far coincidere persona e malattia convinzione si instaura spesso nel soggetto affetto da una patologia cronica, rischiando di trasformare l’intera sua vita in una forma di prigionia che allontana qualunque atteggiamento propositivo o di disegno del proprio futuro.

La cronicità va vissuta, certamente, come un elemento di estrema rilevanza che incide sulla vita del soggetto, ma non come l’elemento che caratterizza lo stato del suo essere individuo.

Lo stesso può avvenire anche nei parenti che stanno a fianco del paziente e in particolare i suoi “Care Giver”, cioè coloro che lo accompagnano nel percorso evolutivo della patologia dedicando tempo e impegno a suo favore.

Il percorso di Health Coaching disegnato per il Progetto Medici Pazienti Parenti si dedica anche al coinvolgimento diretto di familiari e Care Giver interessati in alcuni degli incontri del percorso, per affrontare i dettagli di argomenti fondamentali quali la corretta gestione del ruolo e la responsabilità reciproca nella condotta di vita a fianco del paziente.

Riappropriarsi del proprio tempo e delle proprie abitudini è il primo passo per il raggiungimento di un contesto quotidiano soddisfacente ed appagante.

E IO NON SONO LA MIA MALATTIA dovrebbe essere sempre un punto fermo nella propria quotidianità.

 

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