Dopo cinquant’anni, la cripta della chiesa del Santo Sepolcro ritorna a essere patrimonio della comunità.

Chiesa di San Sepolcro

Chiesa di San Sepolcro

A Milano la primavera si è presentata in tutto il suo splendore venerdì 11 marzo. Tutto quanto la nuova stagione tradizionalmente indossa fiori e colori e azzurro unico del cielo e respiro delle montagne e profumo lontano della neve, e di auguri e regali ha vestito anche la città: un regalo unico, stupefacente, quasi a ricordare che Milano precorre gli eventi, traccia il cammino, disegna il futuro.

cripta di san sepolcro interno

 

E custodisce le sue radici, le conserva in luogo sicuro e le mantiene intatte, solo un poco più mature   perché sa che tornerà un nuovo tempo per il germoglio e la fioritura. Una nuova primavera, che riporterà alla vita anche quei valori che sembrano oggi dimenticati, distanti, estranei. Non nella forma, ma certamente nei significati più veri. La vittoria, l’ascesa, la rinascita, l’immortalità sono tra questi, oggi ridotti a banalissimi simboli dell’egoismo, della conquista del potere individuale, della vendetta, della affermazione di sé qui ed ora, come spogliati dei significati più veri e dunque dell’anima stessa dell’essere umani.

 

Disegni di Leonardo da Vinci cripta san sepolcro                                                            cripta di san sepolcro interni

Ecco, allora, che Milano ripropone all’attenzione di tutti noi quella palma da sempre simbolo di rinascita, quella palma di cui al salmo 91-13,15: “Il giusto fiorirà come palma, crescerà come il cedro del Libano. Piantati nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio fioriranno.  Fruttificheranno ancora nella vecchiaia, vigorosi e verdeggianti saranno (…)”.

palma

Sì, Milano e la palma, simbolo di vittoria, di ascesa, di rinascita, di immortalità, capace anche di germogliare quando sembra ormai morta: una palma silente nella cripta di San Sepolcro, risorta dopo cinquanta anni di oblio per volontà silenziosa quanto tenace di Franco Buzzi, il Prefetto che è riuscito a ricostruire il legame secolare -che sembrava perduto- della Accademia e della Biblioteca Ambrosiana con la storia millenaria della città.

Paolo Maria di Stefano

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