L’attività, svolta dal caregiver, rappresenta ormai un fattore essenziale per il funzionamento dei sistemi sociosanitari. La crescente consapevolezza, a livello sociale e politico, del ruolo determinante del “welfare invisibile” ha favorito una serie di interventi normativi multilivello, volti a riconoscere nell’ordinamento la figura del caregiver e a prevedere altresì adeguate misure di tutela e sostegno.

Caregiver è un termine inglese che definisce la figura che si prende cura di una persona malata, anziana o disabile, aiutandola nello svolgimento delle attività quotidiane e nella gestione della malattia, offrendole anche un importante sostegno emotivo.

Il Caregiving per i malati oncologici rappresenta uno strumento imprescindibile, un vero e proprio elemento di cura, non solo per le attività pratiche che il caregiver andrà a compiere, ma anche per il valore che la sua assistenza apporterà in relazione al benessere psicofisico del malato. Esistono diverse tipologie di caregiver che si differenziano non solo  per le attività svolte, ma anche per l’impegno temporale e per il fabbisogno formativo necessario.

Sostenere e valorizzare la figura del “prestatore di cura” costituisce un vero e proprio investimento per la sostenibilità dei sistemi sanitari europei, la cui tenuta complessiva è minacciata da cambiamenti demografici, dalla trasformazione dei sistemi produttivi. dal mutamento delle strutture sociali – prima tra tutte la famiglia- e, non ultimo, dalla prolungata crisi economica.

Ogni anno in Italia, 183 mila nuovi casi di tumore sono diagnosticati in persone che hanno oltre 70 anni. Il 60% dei 3 milioni di malati o lungoviventi oncologici ha più di 60 anni. Secondo le ultime proiezioni dell’American Society of Clinical Oncology (2017), nella nostra parte del pianeta nel 2040 il 70% dei pazienti oncologici sarà ultrasessantacinquenne.

Questi numeri danno un’idea drammatica delle necessità di assistenza informale a cui saranno chiamati gli appartenenti alla generazione successiva ai pazienti, nel pieno della loro attività lavorativa, con comprensione delle loro capacità di produrre reddito e di previdenza.

F.A.V.O. aveva già lanciato un documentato allarme, per il nostro Paese, finora inascoltato, già alcuni anni fa con il IV Rapporto sulla condizione assistenziale del malato oncologico, in cui erano pubblicati i dati rilevati ed elaborati in collaborazione con il Censis:

il costo sociale totale annuale delle situazioni di cura informale a cui si stavano dedicando 760 mila caregiver era stimato pari a 36,4 miliardi di euro, di cui 29,6 a carico dei prestatori di assistenza conviventi che sono il 69% del totale, a fronte di sussidi restituiti dallo Stato, complessivamente, per soli 1,1 miliardi. In pratica, il sistema di welfare redistribuisce appena il 3% del costo sociale dell’assistenza informale.

Le sole attività di assistenza e sorveglianza svolte da ciascuno dei 530 mila caregiver conviventi comportavano nel 2012 un valore di 19.400 euro di risparmio diretto per il SSN per ciascuno di loro.

Tali cifre sono in linea con quelle europee pubblicate da Lancet Oncology 4 a ulteriore dimostrazione del rischio di collasso dei sistemi di welfare più avanzati del vecchio continente, qualora i legislatori tardassero nell’affrontare coerentemente e in modo condiviso il problema della sostenibilità finanziaria e delle esigenze socio- economiche dei caregiver. Lo stanziamento annuale di 20 milioni di euro per il triennio 2018-2020 esposto nella legge di stabilità 2018 è pertanto meno che esiguo.

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FONTE: tratto dal 10° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici

  1. Il Caregiver oncologico: rilevanza per la sostenibilità ei sistemi di welfare, stato dell’arte della normativa italiana ed europea.

a cura di M. Campagna – F.A.V.O.

  1. Iannelli – F.A.V.O  S. Novello – AIOM. R. de Miro d’Ajeta – F.A.V.O.
  2. Armento – Campus Bio-medico. F. Nicolis – Fondazione AIOM.
  3.  Tonini – Campus Bio-medico

Roma, 17-20 maggio 2018

XIII Giornata nazionale del malato oncologico

 

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