Cos’è il bornout

Burnout, parola di origine anglosassone, si può tradurre in italiano con “bruciato”. Indica uno stato di esaurimento emotivo, fisico, morale generato da un carico eccessivo di stress. Con l’aumento dello stress, viene a mancare l’interesse nello svolgere compiti prima considerati fondamentali. La Sindrome del Burnout, nota anche come sindrome del caregiver, è frequente nell’ambito delle professioni d’aiuto: un crollo psicologico che coinvolge lavoro e famiglia. Coloro che ricoprono il ruolo di caregiver all’interno di un nucleo familiare in presenza di persone bisognose di cure, sono a rischio cedimento.

Tra i sintomi del cedimento si possono includere:

  • Occhi che si riempono di lacrime o pianto dirotto
  • Sensazione di inutilità/disperazione
  • Reazioni eccessive di fronte a piccoli problemi
  • Sensazione di stanchezza
  • Allontanamento dalla famiglia e dagli amici
  • Incapacità di rilassarsi
  • Sensazione di rabbia più frequente del solito
  • Perdita della pazienza con la persona assistita

Cosa s’intende per caregiver?

Caregiver, colui che si prende cura: colui/colei che si occupa quotidianamente della persona malata, sia essa genitore, figlio o altro parente. Distinguiamo tra chi svolge il ruolo di caregiver in modo professionale e chi, invece, lo intraprende guidato da affetto e dal ruolo che lo lega alla persona bisognosa di cure. Questi ultimi si trovano di fronte a situazioni sempre più difficili, coinvolti emotivamente, senza  strumenti professionali adatti a svolgere questo compito. In presenza di un familiare malato, soprattutto con patologie croniche, il caregiver si dedica completamente, perdendo di vista il contatto con il mondo esterno, qualche volta rinunciando al proprio lavoro, al proprio spazio, dando inizio ad un nocivo isolamento sociale. Sono spinti ad agire in questo modo perché convinti che nessuno, al di fuori di loro, possa curare adeguatamente il loro caro; che senza la loro presenza, l’assistito potrebbe “lasciarsi andare”. La relazione  esclusiva e simbiotica che si innesca tra caregiver e assistito trasforma la figura di sostegno (caregiver) in figura da sostenere!

Vivere esclusivamente in funzione delle esigenze della persona cara che si sta accudendo,  aumenterà l’ affaticamento ( frustrazione, stress, rabbia, nervosismo) traducendosi in un esaurimento fisico e psichico.

 

Le ricerche

Secondo alcune ricerche, il caregiver, sottoposto a stress costante, va incontro ad alti livelli di insonnia, irritabilità, rabbia, senso di colpa e depressione. I risultati finali di un questionario

sulla qualità della salute del caregiver familiare hanno confermato che per il 50% dei partecipanti risultava faticoso occuparsi del proprio familiare, il 25% era in difficoltà nel gestire questo tipo di mansione, il restante 25% non riscontrava difficoltà nella gestione del familiare.

I dati confermano il sovraccarico fisico ed emotivo. Di conseguenza, é il caregiver burden ( carico del caregiver) a produrre le sensazioni di rabbia, frustrazione, influendo negativamente anche sulla persona malata. Sentirsi incapace e incompetente in presenza di un progredire della malattia, può indurre il caregiver in una vera e propria crisi.

L’aumento del burden spinge il caregiver, per alleviare tensione e stress, somatizzazione, eventuale dolore fisico, anche all’utilizzo di farmaci e psicofarmaci; soprattutto se il caregiver vive da solo con la persona da assistere; se il caregiver non ha nessun tipo di supporto, né economico, né familiare; se la persona da assistere si ammala spesso o peggiora la propria condizione di salute.

 

Si può gestire il burden?

Non è sempre facile per il caregiver ammettere di aver bisogno d’aiuto o riconoscerlo prima che stanchezza  e carico emotivo superino la soglia limite di tolleranza. Accettare la malattia del proprio caro, è l’altro elemento da non sottovalutare.

Dedicare del tempo a se stessi riprendendo la propria vita sociale, privata e lavorativa, aumenterà l’autostima nei propri confronti e di riflesso anche quella della persona che si sta accudendo. Spronare il malato a impegnarsi rafforzerà la relazione con il caregiver, permettendo così anche momenti di assenza, uscendo dal circolo vizioso della routine quotidiana e della frustrazione.

Parlare con chi si ama a volte è la cosa più difficile

All’interno del  percorso di Medical Coaching Medici. Pazienti.Parenti. il lavoro dedicato a caregiver e i parenti,  è incentrato soprattutto sul ruolo e sul non sostituirsi al malato stesso nella relazione con i medici al fine di aumentare la responsabilizzazione e la motivazione alla corretta e continua applicazione della terapia.

 

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