Medicina e sperimentazione clinica vanno praticamente a braccetto: l’una sostiene l’altra. Sono entrambe risorse e strumenti fondamentali per offrire ai pazienti la miglior terapia possibile, eppure, in ambito oncologico, si registra un iter procedurale sotto certi aspetti anomalo, quasi illogico: la sperimentazione esclude i pazienti anziani dalle proprie procedure. Ma facciamo un passo indietro e vediamo cosa mostra oggi la realtà italiana.

Nel nostro paese, ogni anno, ad oltre 180 mila persone over 70 viene diagnosticato il cancro. Inoltre, accade spesso che gli stessi soggetti manifestino altri disturbi correlati all’età. In questo scenario non è raro che i pazienti affrontano terapie importanti, le quali richiedono l’assunzione di più farmaci nell’arco della giornata. A questo punto del processo (NON) interviene la sperimentazione clinica, escludendo dai test relativi ai nuovi trattamenti i soggetti più anziani.

Se ai più tutto ciò sembra un vero e proprio paradosso, la spiegazione è presto detta: l’assunzione di parecchi farmaci contemporaneamente rende difficile l’interpretazione dei risultati e quindi gli effetti terapeutici risulterebbero falsati da soggetto a soggetto. Inoltre, entra in gioco anche l’etica dello Sperimentatore, sicuramente in posizione di difficoltà a causa del delicato stato di salute del tester.

Se fino ad oggi ci siamo espressi citando numeri strettamente legati al panorama italiano, non possiamo non sottolineare che la questione è di interesse globale. Ciò è stato recentemente confermato anche da una ricerca presentata presso l’Asco – American Society of Clinical Oncology – dal titolo Progress Through Collaboration: ASCO and FDA’s Efforts to Improve the Evidence Base for Treating Older Adults With Cancer (https://am.asco.org/progress-through-collaboration-asco-and-fdas-efforts-improve-evidence-base-treating-older-adults).

Il documento, di assoluta autorevolezza per quanto riguarda l’oncologia geriatrica ribadisce la difficoltà da parte degli sperimentatori nel testare terapie e procedure sui pazienti anziani. Difficoltà che si riflette non solo in termini di effetti collaterali, ma anche in termini di evoluzione della terapia stessa.

Il risultato finale è che le sperimentazioni ci sono, ma a causa di questo trend le future terapie saranno funzionali ad un target di pazienti “giovani”, che non rappresentano numericamente la fascia di soggetti attualmente più ampia. Pazienti fragili, sui quali gli sperimentatori stessi manifestano non poche remore nel proporre terapie di recente approvazione.

Da qui la lettera degli oncologi e dei geriatri italiani indirizzata al ministro Lorenzin, all’Agenzia italiana del farmaco, all’Associazioni nazionale di oncologia medica e al Consiglio Italiano dei Primari medico ospedalieri, scritta con lo scopo di fare pressione sulle industrie farmaceutiche affinché trattino i pazienti oncologici over 65 con i farmaci di ultima generazione.

Di seguito è riportato il testo integrale della missiva:

“Onorevole signora Ministro, spettabili colleghi,
nella pratica clinica, di fronte ad un paziente con tumore anziano fragile o vulnerabile da trattare con un chemioterapico di recente approvazione, siamo spesso disarmati, perché mancano dati basati sulla evidenza. La situazione è paradossale poiché in maggioranza i pazienti anziani hanno svariate patologie associate e sono già in trattamento per queste con molti farmaci, ma dalle sperimentazioni cliniche questi casi vengono esclusi.

Chiediamo quindi che vengano prese in considerazione le seguenti raccomandazioni strategiche per un trattamento basato sulla evidenza:
1) Richiedere ed incentivare lo svolgimento di ricerca clinica nei pazienti oncologici anziani anche con la pressione sulle industrie farmaceutiche per l’inserimento di questi pazienti anziani nella fase di sviluppo dei nuovi farmaci.
2) Impiegare i risultati dei trials clinici futuri e quelli attuali (molto pochi) per poter meglio trattare sulla base della evidenza i pazienti oncologici anziani.
3) Rafforzare le strutture che nel nostro Paese si vogliono dedicare ai pazienti oncologici anziani, in modo da incentivare lo svolgimento di studi specificamente dedicati ai pazienti oncologici anziani.
4) Sollecitare i Clinici ad inserire pazienti anziani nei trials clinici col chiedere alle industrie farmaceutiche che i pazienti anziani con comorbidità e polifarmacia non vengano esclusi, Ma che per essi vengano create specifiche corsie nelle sperimentazioni cliniche.
5) Sensibilizzare medici e pubblico sulla dimensione epidemiologica del problema e sui risultati delle ricerche in questo settore.
Queste raccomandazioni vengono espresse tenendo conto della recentissima posizione dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO): “Efforts to improve the evidence base for treating older adults with cancer”.

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